L'immagine da' un senso di armonia tra il soggetto ed il paesaggio. Le due nature, di origini parzialmente distinte
si fondono un una tempesta cromatica di alta espressivita'. Anche se il soggetto e' di spalle, la sua posizione, la
stanchezza delle sue gambe quasi piegate ed il riversare il carico del peso sul bastone, sono elementi che sosti-
tuiscono l'eventuale comunicabilita' dello sguardo, che e' rivolto verso l'altra parte del ciglio.
La complessita' del momento ritratto dall'autore mi porta verso due interpretazioni metaforiche del quadro:

la prima mi rimanda al canto di Ulisse della Divina Commedia, nel momento in cui sia l'eroe che lo stesso Dante
osservano la montagna proibita fonte di conoscenza suprema, di sapere autentico e puro, ma non accessibile
all'uomo se non dopo il trapasso. Cosi' il viandante giunto sulla cima della sua montagna osserva il mondo della
saggezza ma sa che li' non potra arrivare, se non compiendo l'ultimo passo dopo il ciglio del burrone.

la seconda la ritrovo nel capitolo del monologo interiore di Mary dell'Ulysses di James Joyce, in cui la protagonista
ripoercorre momenti della sua vita mediante il metodo di associazione libera, passando dal presente al passato e
viceversa. Il confluire del suo flusso di conscienza e' in effetti il viaggio che la mente percorre durante i momenti di
riflessione, all'interno di quello che fu definito da Bergson come Tempo Psicologico.
In tal caso il viandante potrebbe essere ritratto nel momento piu' alto del flusso dei suoi pensieri, ovvero un'immagine
presa dalla sua mente che puo' rappresentare uno dei tanti interrogativi esistenziali dell'autore