'La tavola come micro-architettura, capace di fondare una casa, oppure piano d'appoggio per individui autonomi. Tavola convenzionale ma anche tavola fast-food La sua centralità nello spazio domestico deriva anche da questa sua ambiguità '
(A. Branzi - 'La tavola ibrida' in'La transcultura del cibo')

'Ogni famiglia possiede un tavolo attorno al quale essa può riunirsi nelle ore dei pasti.'
(A.Loos)
La tavola è uno dei luoghi che meglio parla chi abita uno spazio e all'interno del quale sono più leggibili i rapporti con la storia e con i modelli di comportamento; di conseguenza il tavolo è il centro carismatico di uno spazio architettonico la cui qualità coincide con le relazioni che lo spazio stesso riesce a costruire, ai rapporti che si attuano al suo interno.
Il tavolo è dunque ancora il simbolo della saggezza e degli affetti dell'uomo, dei suoi racconti, dei suoi pranzi festivi o dei suoi digiuni, presenza apparentemente muta all'interno di una casa, ma generosa di servizi e di silenzio.
SISTEMA SFIDANTE: 'Il tavolo'
Prendendo come riferimento l'immaginario tradizionale del tavolo, (mobile da mensa o da appoggio, generalmente in legno, composto da un piano circolare o quadrangolare e da una parte inferiore a uno o più elementi che servono da supporto), abbiamo scelto questo oggetto appartenente alla cultura comune come occasione per verificare la nostra ipotesi metaprogettuale. Ovviamente al tema in questione, come a qualsiasi altro possibile, sono stati applicati i codici generativi, scaturiti dal nostro lavoro precedente, al fine di perseguire il processo di 'nomadizzazione'. |
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SISTEMA AVVERSARIO: 'Il culto dello stare a tavola'
Da tempo è noto come ci stiamo staccando sempre più da ciò che è la comunicazione diretta tra gli individui ; diminuisce il numero di persone che usano le proprie esperienze dirette per conoscere e comunicare, per scambiare le 'memorie'. Essendo 'l'immortalità della memoria' uno degli obiettivi del progettare nomade, ci è parso congeniale adottare 'il culto dello stare a tavola' come nostro sistema avversario, essendo questo uno dei rituali 'immortali' della tradizione italiana.
Nel nostro paese il 'banchetto' è la manifestazione principale della vita organizzata, ed è a tavola che hanno luogo le relazioni sociali. I nostri comportamenti a tavola sono il risultato di una ritualità determinatasi nel corso dei secoli; nonostante negli ultimi decenni varie forme comportamentali si sono modificate, la tavola rimane contemporaneamente luogo di una pratica reale (il nutrirsi) e di una pratica simbolica, rappresentazione dell'immaginario sociale, risultato della produzione di forme sempre più complesse di comunicazione.
La funzione nutritiva e la preparazione dei pasti sono sempre state considerate molto importanti dagli italiani e anche se l'influenza americana e il consumo assiduo di prodotti industrializzati ha segnato grandi cambiamenti nella cultura della tavola, questa si è rimpossessata del suo ruolo di fulcro deella casa, di luogo di incontro e di intimità, dopo essere stata relegata per parecchio tempo a spazio puramente funzionale.
In Italia l'estrema frammentazione del territorio in aree geografiche e socioculturali assai differenti e la diversità delle vicende storiche, ha differenziato sia il sistema alimentare che il culto stesso della tavola. Abbiamo sintetizzato queste differenze in due gruppi principali: 1. Il culto dello stare a tavola nel Nord; 2. Il culto dello stare a tavola nel Sud.