IL CATALIZZATORE
"...Quando dobbiamo intraprendere un progetto proviamo tutti, non solo chi si trova alle prime esperienze progettuali, un senso di vuoto. Lo smarrimento iniziale davanti al progetto non è dovuto alla mancanza di riferimenti, di richieste, o di possibili ipotesi. È principalmente dovuto al fatto di trovarsi in una situazione in cui tutto, dalle premesse ai riferimenti, dalle idee architettoniche alle ipotesi tecnologiche, è immerso in uno stato di equilibrio...
...Ed il progettare chiede una situazione che è esattamente il contrario di tutto ciò. Progettare è la trasformazione di una serie di eventi (richieste, idee, riferimenti) in un evento complessivo, complesso e formalizzato. La forma finale è solamente un evento, fra gli altri che sarebbero stati possibili, collocato univocamente nello spazio ed in un punto del tempo...
...La sensazione di vuoto, all'inizio di un percorso progettuale, è dovuta dunque alla necessità di cambiare stato, da uno stato di equilibrio ad una dinamica evolutiva. Per innescare un divenire progettuale dobbiamo inserire il fattore temporale e utilizzare per questa attivazione un catalizzatore. Il catalizzatore può essere qualunque occasione, purchè capace di stimolare la formalizzazione delle richieste..." Soddu-Colabella
L'elemento di innesco del divenire progettuale, capace sia di provocare il cambiamento di stato - da uno stato di equilibrio ad una dinamica evolutiva - che di richiamare a sè le prime ipotesi soggettive di sviluppo ed organizzazione, è il catalizzatore.
Questa componente casuale/soggettiva non solo produce sempre nuove richieste, ma mette anche alla prova la flessibilità e l'adattabilità del modello adottato, e quindi la sua estrinseca affidabilità. Il catalizzatore può essere identificato in qualunque occasione capace di fornire lo stimolo necessario per innescare il progetto.
Immagine"..."Ciang, questo mondo non è il paradiso, dico bene?". L'Anziano ebbe un sorriso, nel chiarore della luna. "Non si finisce mai d'imparare, Jonathan" disse. "Ma allora, dopo qui, cosa ci aspetta? Dove andremo? E un posto come il paradiso c'è o non c'è?". "No, Jonathan, un posto come quello, no, non c'è. Il paradiso non è mica un luogo. Non si trova nello spazio, e neanche nel tempo. Il paradiso è essere perfetti". Tacque un minuto, e poi: "Tu sei uno che vola velocissimo, nevvero?". "Mi...mi piace andar forte" disse Jonathan, preso alla sprovvista, ma fiero che l'Anziano se ne fosse accorto. "Raggiungerai il paradiso quando avrai raggiunto la velocità perfetta. Il che non significa mille miglia allora, nè un milione di miglia, e neanche vuol dire volare alla velocità della luce. Perchè qualsiasi numero, vedi, è un limite, mentre la perfezione non ha limiti. Velocità perfetta, figlio mio, vuol dire solo esserci, essere là".
(R.Bach, "Il gabbiano Jonathan Livingston")
Senza dialogo non vi può essere alcuno scambio. Al fine di organizzare la struttura del possibile, l'elemento capace di attivare il divenire progettuale è stato individuato in un dialogo tratto dal testo di R.Bach: "Il gabbiano Jonathan Livingston". Il processo comunicativo tra Ciang e Jonathan è stato quindi soggettivamente riassunto attraverso una stratificazione di differenti riferimenti basata sull'esplicitazione del come ciò avviene.