tratti da Pier Paolo Pasolini, "L’odore dell’India", le Fenici Tascabili, Parma, 2000

 
Il nostro albergo si ergeva in fondo al prato troppo verde, e polveroso, con una tetra solennità da luogo di cura.
 
Ma non è esatto parlare di rassegnazione e fatalismo: perché nei borghesi indiani è sempre reperibile una specie di ansia, di attesa, benché come affiochite e inefficaci.
 

Non nascondo la mia attrazione per queste città morte e intatte, cioè per le architetture pure. Spesso le sogno. E provo per esse un trasporto quasi sessuale. Era stupendo. Non mi ci sarei mai staccato.

 
 
Nei ritratti degli amici, M. Callas e V. Balena, Pasolini utilizza i materiali che ha sotto mano (nel caso di M. Callas un tovagliolino di carta preso in un bar) nella foga di fermare sulla carta il momento.
 
P.P. Pasolini, Disegno di Maria Callas
 
P.P. Pasolini, Ritratto di Vincenzo Balena
 
P.P. Pasolini, Il Vangelo secondo Matteo, 1964
 
P.P. Pasolini, Uccellacci Uccellini, 1966
 

P.P.Pasolini, Uccellacci Uccellini, 1966

 

P.P.Pasolini, Uccellacci Uccellini, 1966

 
P.P. Pasolini, Il Vangelo secondo Matteo, 1964
 
P.P. Pasolini, Accattone, 196161
 
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